Franco Buffoni – Al tempo della dolce vita

Per gentile concessione dell’autore pubblichiamo in anteprima la poesia “Al tempo della dolce vita”, accompagnata da una nota di lettura di Fabrizio Bregoli.
Un ringraziamento a Emilia Mirazchiyska per questa opportunità di incontro.

Al tempo della dolce vita

A differenza di muschi e licheni
La crioconite – quel sedimento scuro
Visibile d’estate sulla superficie dei ghiacciai –
Conserva a lungo la radioattività,
Dai ghiacciai del Caucaso all’arcipelago artico
Passando per ciò che resta dei ghiacciai delle Alpi
La crioconite custodisce in abnormi quantità
Il Cesio-137 risalente all’86 chernobyliano
E persino gli isotopi di plutonio e americio
E il bismuto-207 riconducibili ai test nucleari
Effettuati in alta atmosfera al tempo della Dolce vita.
Come i polmoni degli ex fumatori
Ricordano anche ciò di cui il proprietario s’è scordato,
La crioconite s’erge a bestia-coscienza del secolo breve.

Nota di lettura di Fabrizio Bregoli

Il titolo di questo inedito di Franco Buffoni, se ci fermassimo a quello, senza aver letto i versi, ci farebbe istintivamente pensare a una rievocazione storica della temperie di quegli anni ’60, immortalati cinematograficamente da Fellini, affollati di personaggi del jet-set in un’Italia nel pieno del miracolo economico. Nulla di tutto questo, invece. Anzi, l’avvio del testo è all’insegna dello spiazzamento per il lettore che si vede immerso in tutt’altro contesto, con “muschi e licheni”: il linguaggio è quello scarno, descrittivo, della scienza e ha come elemento centrale la “crioconite” che l’autore vede bene, affinché nessun dettaglio sfugga al lettore, di definire con precisione in una proposizione parentetica spezzata in ben due versi; l’uso di questa lingua scientifica prosegue nel corpo della poesia con l’elenco degli elementi radioattivi che vengono originati dalle reazioni nucleari, corredati da informazioni tecniche esplicite, come il numero di massa degli isotopi, a cui si lega il tempo di decadimento e di dimezzamento radioattivo degli stessi, che può durare decenni o secoli. Buffoni riprende dati scientifici, emersi da alcuni recenti studi sulla crioconite, e ne ricava materia poetica, sovvertendo dunque le attese del titolo. Gli anni della “Dolce Vita”, privati qui di qualunque connotazione edonistica o nostalgica, sono, senza sconti, gli anni della proliferazione degli esperimenti nucleari nella ionosfera (“alta atmosfera”), condotti da russi, americani, inglesi e francesi, in quell’assurda competizione per dimostrare ciascuno il potenziale aggressivo dei rispettivi arsenali. Esperimenti, i cui “effetti collaterali” sono irrevocabili, restano in eredità non ripudiabile dalle generazioni che verranno.

L’enunciazione di questa verità, semplice e incontrovertibile, impone a Buffoni, coerentemente con molta sua ricerca degli ultimi anni, una lingua oggettiva, senza sbavature liriche o elegiache: uno sguardo “a occhi asciutti”, per dirla con Sbarbaro, sul mondo. La poesia, rinunciando a ogni secondo fine estetico, si concentra sul suo compito etico di esposizione lucida e di denuncia perché l’uomo non possa abdicare alle proprie responsabilità di sfruttamento e di progressiva distruzione del pianeta che lo ospita, specie fra le specie: a questo si accenna prima allusivamente (“ciò che resta dei ghiacciai delle Alpi”: un danno già avvenuto), quindi circostanziando storicamente (“’86 chernobyliano”, espressione in cui l’anno viene assimilato con la catastrofe stessa, assumendone l’identità; “al tempo della Dolce vita” per cui è evidente l’ossimoro con “test nucleari”, entrambi in fine verso e contigui)  e infine con pregnanza icastica nel verso della chiusa, in cui la coscienza umana che dovrebbe distinguere la nostra specie dalle altre specie animali diventa in realtà la “bestia-coscienza” in un’inquietante regressione darwiniana, di cui è testimone oculare il “secolo breve” (E. Hobsbawm) appena concluso e tuttavia ricco di strascichi, nei suoi errori, anche nel nostro, appena nato, nuovo millennio. La “crioconite”, che può contenere tracce radioattive fino a decine di migliaia di becquerel per chilogrammo contro i millibecquerel per chilogrammo del ghiaccio, diventa allora simbolo di una colpevolezza, come specie umana, che si deposita e sedimenta, che è impossibile rimuovere con qualunque negazionismo, perché il decadimento radioattivo non mente, non può essere sabotato, obbedisce solo alla perentorietà delle sue formule. La similitudine con “i polmoni degli ex fumatori”, molto efficace e capace di imprimersi sul lettore, corrobora il concetto: serve dunque a riportare la questione sul piano individuale, in cui ciascuno possa fattivamente riconoscersi, non sentirsi escluso dal messaggio forte che Buffoni ci offre. Non deve ingannare l’apparente ricorso a un linguaggio a tratti piano e discorsivo, a tratti denotativo nella sua fredda scientificità – l’adesione da parte del lettore avviene per identità valoriale e intellettuale – e tutto improntato al verso libero: lo studio del ritmo viene condotto da Buffoni con grande rigore e con un’impostazione che ha saputo ben collaudare negli anni, grazie allo studio degli ictus, all’uso delle assonanze e consonanze interne, all’elencazione e alle figure iterative (come per “ghiacciai” e “la crioconite” in anafora). Anche se molti versi sono connotati da una misura ampia che li allontana dai metri convenzionali, non mancano però anche versi con metri classificabili come più tradizionali, come il v.1 e il v.12 (endecasillabi), il v.2 e il v.4 (quinario + settenario), il v.9 (doppio settenario), il v.14 (doppio novenario di cui il primo irregolare di quarta, sesta e ottava, con cesura fra i due a separare “bestia” da “coscienza”), ma sono deliberatamente mascherati o occultati: fanno sentire la loro presenza con discrezione, intervengono per mettere in risalto alcuni passaggi cruciali, dare evidenza al passo. La lunghezza di 14 versi, inoltre, è allusiva alla forma del sonetto, con la terzina finale che coincide con l’intero periodo conclusivo; ovviamente un sonetto destrutturato, modellato sulla contemporaneità. Gli ultimi due versi, molto ampi (rispettivamente di 16 e 18 sillabe metriche), si impongono per la loro lucida evidenza espositiva e suonano come il verdetto di una sentenza inappellabile, esposta in un linguaggio che rinuncia a qualunque tentazione esornativa o compiacente.

Franco Buffoni ha pubblicato Suora carmelitana 1997, 2019 ristampa, Il profilo del Rosa 2000, Guerra 2005, Noi e loro 2008. L’Oscar Poesie 1975-2012 raccoglie la sua opera poetica. Con Jucci 2014 ha vinto il Premio Viareggio. Nel 2015 sono apparsi Avrei fatto la fine di Turing e O Germania. È autore dei romanzi Zamel 2009, Il servo di Byron 2012, La casa di via Palestro 2014, Il racconto dello sguardo acceso 2016. Del 2017 l’opera teatrale Personae. Del 2018 il libro-intervista Come un polittico e il libro di poesia La linea del cielo. Del 2019 in prosa Due Pub tre poeti e un desiderio, e del 2020 Silvia è un anagramma. Il suo sito è www.francobuffoni.it

2 commenti

  1. L’ha ripubblicato su La poesia di Fabrizio Bregolie ha commentato:
    Ringrazio sinceramente la redazione di Residenze Poetiche e Franco Buffoni per avermi offerto la possibilità di questa collaborazione. Una poesia che mi è risultato interessante e congeniale analizzare, per l’attenzione che riservo da sempre al colloquio fra poesia e scienza.
    Buona lettura!

    "Mi piace"

  2. il commento di Fabrizio è molto centrato e generoso nei miei confronti. Grazie! Franco Buffoni
    ps La poesia fa parte del libro “Betelgeuse e altre poesie scientifiche” in uscita in aprile nello Specchio.

    "Mi piace"

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...