Alexander Shurbanov – Dendrarium (Ed. Musicaos)

Con grande piacere presentiamo la raccolta “Dendrarium” del poeta bulgaro Alexander Shurbanov. Il libro, edito da Musicaos Editore con traduzioni dalla versione inglese dell’autore di Valentina Meloni e Francesco Tomada, è da oggi disponibile sui principali store online. Un grande ringraziamento all’editore Luciano Pagano per averci concesso il libro in anteprima e a Emilia Mirazchiyska per l’intermediazione letteraria.


Dalla postfazione LA VERDE LINGUA DEGLI ALBERI: IMMAGINARIO, SEGNO, SCURE di Valentina Meloni

“…Prendendo in prestito la definizione di Edoardo Albinati vedrei Dendrarium come «il luogo dell’imagery» nella relazione tra uomini e alberi, dove gli uni e gli altri interagiscono, immaginario dove le loro storie – e quindi anche la vita reale – s’intrecciano e dove gli alberi godono sempre di un tono rispettoso e, oserei dire, ossequioso, da parte del Poeta, nonostante la poesia vibri di intense note di giocosità e ironia e la semplicità dei testi, mai oscurata da alcuna banalità, mi appaia come una complessità risolta, volendo usare la definizione dello scultore Constantin Brancusi che tanto amo.
Perché i rapporti tra l’uomo e gli alberi sono complessi, già densi di un immaginario collettivo che attraversa secoli ed ere, religioni e storia, poesia e letteratura, complessi e quanto mai fecondi e farli entrare in un giardino botanico letterario non è così semplice, eppure, vorrei che il lettore si soffermasse su questa apparente semplicità, vorrei che leggesse con leggerezza questi testi poetici ma che riflettesse in profondità, soffermandosi sul nocciolo verso cui il poeta ha posto il proprio bagliore numinoso, come un piccolo dio della parola a cui per un momento l’albero ha concesso ospitalità sulla carta.”


BEFORE LEAVES FALL

Chestnut trees are stained with rust.
Like the back ofmy hands.
The morning sun makes them
look handsome,
more handsome than ever.
But we know better.
We – trees and I –
look at each other
and one by one
(for the umpteenth time)
silently count our leaves.

PRIMA CHE CADANO LE FOGLIE

I castagni sono macchiati di ruggine.
Come il dorso delle mie mani.
Il sole del mattino
li rende splendidi
più belli che mai.
Ma lo sappiamo bene.
Noi – gli alberi ed io –
ci guardiamo l’un l’altro
e uno per uno
(per l’ennesima volta)
contiamo in silenzio le nostre foglie.

ABERRATION

The trunk has grown parallel to the ground,
so noisy children all day long climb on it
riding it like a horse;
then, in the evening old folks take a seat
on its broad back to rest and have a chat.
The tree bears this burden patiently.
Once, instead of soaring to the sky,
it chose to grow parallel to the ground,
and that’s why it mixes now with people
rather than with birds.

ABERRAZIONE

Il tronco è cresciuto parallelo alla terra,
così i bambini chiassosi per tutto il giorno lo scalano
cavalcandolo come un destriero;
più tardi, all’imbrunire, gli anziani siedono
sul suo dorso ampio per riposare e per chiacchierare.
L’albero porta il suo peso con pazienza.
Un tempo, invece di elevarsi al cielo,
ha scelto di crescere parallelo alla terra,
ed è per questo che ora si mescola
con le persone e non con gli uccelli.

THE CHOICE

My sense of smell,
as innocent as ever,
prefers the gases
of the blooming lime tree
to car exhaust aromas.
But since I’ve hit the road
with my mind for a guide,
despite the counsel of the senses
I’ve made my choice
installing the wheel
above the root.

LA SCELTA

Il mio olfatto
ingenuo al suo solito,
preferisce le esalazioni
delle fioriture di tiglio
all’aroma degli scarichi automobilistici.
Ma dal momento che ho intrapreso il viaggio
con la mia mente come guida,
malgrado i sensi mi avessero ben consigliato
ho fatto la mia scelta
preferendo la ruota
alla radice.

MEASURING UP

The old plane tree’s gigantic trunk
holds me in awe.
Why is it so incommensurate with us
humans?
Is it not at a lower stage
in the scale of being?
What does this superior materiality
imply?
What makes us taller than the tree?
The ax?

MISURAZIONI

Il gigantesco tronco del vecchio platano
mi mette in soggezione.
Perché è così sproporzionato rispetto a noi umani?
Non è a un livello inferiore
nella scala dell’esistenza?
Questa superiore materialità
cosa implica?
Cosa ci rende più alti dell’albero?
L’ascia?

THE RETURN

After such a long stay
among humans,
to return to the trees again!
To their roots.

I’d rather be among the leaves,
the blossoms,
the butterflies, the birds,
the sun beams.
Light is
what I loved the best.

But here it’s also good.
Quiet and calm.

Now I must get used
to doing nothing
until the end of timelessness
which, I suspect,
will last even longer.

RITORNARE

Dopo un soggiorno così lungo
fra gli esseri umani
ritornare agli alberi.
In mezzo alle loro radici…

Preferirei stare con le foglie,
le fioriture,
le farfalle e gli uccelli,
con i raggi del sole…
Fra tutte le cose è la luce
quella che ho amato di più.

Eppure anche qui è grazioso –
quieto e pacifico.

Ora dovrò solamente imparare
come non fare più nulla
fino alla fine dell’eternità,
che, è evidente,
è destinata a durare ancora di più.


Commento a Dendrarium di Matteo Galluzzo

Lo ammetto, sono entrato nel Dendrarium di Alexander Shurbanov con un misto di pregiudizio e curiosità.
Pregiudizio non certo nei confronti dell’autore, poeta noto in patria, oltre che acclamato traduttore e studioso della letteratura anglofona, quanto nei confronti di quella che un po’ superficialmente mi limitavo a considerare come una silloge a tema. E per di più un tema forte come quello arboreo, già ampiamente sperimentato in poesia tanto da poter essere definito uno dei topoi poetici più frequentati dalla tradizione letteraria. Fortunatamente assieme al pregiudizio agiva in me la curiosità di entrare nei versi di questo autore, che avevo apprezzato nelle saltuarie letture online fatte prima di leggere Dendrarium.

Iniziando così la lettura, già dai primi testi, due cose mi sono apparse evidenti: la prima, che mi sbagliavo a liquidare la raccolta come “raccolta a tema”; la seconda, che mi trovavo al cospetto di una voce poetica potentissima; una di quelle voci in grado di scardinare qualsiasi approccio superficiale.
Soffermiamoci sul primo aspetto e sul perché questo libro, in cui l’albero (nelle sue specie e forme più varie) compare in ogni singolo componimento, non possa essere semplicemente definito come un libro a tema ma un libro in cui, attraverso un singolo elemento, è tutto il mondo a essere convocato. Come afferma Heidegger, in questo passaggio tratto da In cammino verso il linguaggio, “l’albero è radicato nella terra. Così esso prospera, giungendo alla fioritura che si apre alla benedizione del cielo. E l’albero si eleva, partecipando a un tempo dell’ebbrezza del fiorire e della sobrietà del nutrimento offertogli dai succhi della terra. […] La purezza della sua fioritura cela il frutto che giunge come dono gratuito: il Sacro che salva, che è benigno ai mortali. Nel dorato fiorire dell’albero sono presenti con la loro potenza terra e cielo, i divini e i mortali. Il loro unitario quadrato è il mondo”. E così in queste poesie, come già si può intuire dai pochi testi che avete appena letto. Gli alberi pongono domande; ci invitano a una relazione tra umano e vegetale e in questa relazione siamo obbligati a interrogare noi stessi, la nostra umanità, il mondo di cui siamo partecipi insieme agli alberi e a tutte le altre specie viventi. Sono poesie popolate da presenze aeree e terrestri, da culture (“l’americano”, il “bulgaro”, lo “zingaro”) oltre che da colture; insomma da tutto ciò che è vivo e che partecipa alla vita e al suo dispiegarsi nel mondo.
Il secondo aspetto riguarda la voce. Questa voce mi chiamava a sé. Sentivo la poesia, come afferma ancora Heidegger, chiamare a sé le cose del mondo, sentivo il suo “invito alle cose ad essere veramente tali per gli uomini”, sentivo la forza della chiamata, e questa forza agiva su di me invitandomi a corrispondere. “Da dove nasce questa forza?”, mi chiedevo. Focalizzando l’attenzione sul linguaggio utilizzato dall’autore, ci si ritrova al cospetto di un dire essenziale, che punta all’essenza delle cose e dietro il quale si intuisce, per restare nella metafora arborea, un lungo lavoro di sfrondatura e potatura. Un linguaggio pesante e leggero allo stesso tempo, in questo proprio come gli alberi, che racchiudono la pesantezza del tronco e la leggerezza della chioma. Se la pesantezza (nel senso di robustezza) è la base, la struttura su cui poggia la versificazione, la leggerezza ne è la voce, il passo, che da un testo all’altro, in un virtuosismo da equilibrista, azzarda ciò che solo la grande poesia può azzardare: puntare alla semplicità senza temere il banale.

Translation in Bulgarian thanks to Diaskop Comics and Emilia Mirazchiyska for the translation: http://diaskop-comics.com/article.aspx?id=4732&fbclid=IwAR3k4MX5fNioBOVo7bsTc2nd-JHQAEkFYNiLzOfFEUh42Cz6DgA5uav-rQ8

Translation in english below in the comments


Alexander Shurbanov nato a Sofia (Bulgaria) nel 1941, è un poeta, traduttore, saggista, critico letterario e professore universitario, nonché dottore honoris causa nelle Università britanniche del Kent e del Surrey. È autore di sedici libri di poesia, tra le sue più recenti pubblicazioni Primosole (English and Bulgarian versions, Sofia, 2016), Paesaggio invernale con corvo (antologia in lingua macedone, Struga, 2016), Dendrarium (Sofia, 2017; versione inglese, 2019).

È il traduttore bulgaro dei Racconti di Canterbury di Geoffrey Chaucer, delle tragedie di Shakespeare, del Paradiso perduto di John Milton e della sua tragedia I nemici di Sansone, delle poesie di Dylan Thomas e di numerosi altri poeti anglofoni.

Nel 2020 sono state pubblicate in Bulgaria le sue traduzioni del Romeo e Giulietta di William Shakespeare e del Manfred di George Gordon Byron. Per oltre quarant’anni, Shurbanov ha insegnato Letteratura Inglese presso l’Università di Sofia e ha pubblicato numerosi libri di critica sia in patria che all’estero. È stato insignito della Medaglia d’Onore dell’Università di Sofia, del Premio Nazionale “Hristo G. Danov” per il suo contributo alla cultura.

Valentina Meloni, è nata a Roma nel 1976. Scrive poesie, saggi, aforismi e racconti da diversi anni. Ha pubblicato sei libri di poesia, uno di racconti e tre di fiabe illustrate.
Inoltre ha dato alle stampe diverse plaquettes numerate.
Suoi testi sono stati tradotti in inglese, francese, cinese, giapponese, arabo, bulgaro, spagnolo e sono apparsi in blog, riviste e quotidiani internazionali. Ambasciatrice della voce per la Poetry Sound Library.
Scrive in riviste letterarie e culturali e nei suoi blog di eco-poesia ed ecologia profonda.
http://www.valentinameloni.com


Il libro è disponibile su tutti i maggiori store online.
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2 commenti

  1. English translation agreed with the author:
    Admittedly, I entered Alexander Shurbanov’s Dendrarium with a mixture of prejudice and curiosity. Certainly not a prejudice against the author, a well-established poet in his homeland, but rather against what, a little superficially, I limited myself to considering as a thematic collection. And what’s more, on a strong theme such as the arboreal one, already widely experimented in poetry, so much so that it can be defined as one of the most popular poetic topoi in the literary tradition. Fortunately, together with the prejudice, the curiosity acted in me to enter the verses of this author, which I had appreciated in the occasional online readings I made before reading Dendrarium.
    Thus starting to read, two things became evident to me at once: first, that I was wrong to dismiss the collection as “themed”; and second, that I was in the presence of a very powerful poetic voice; one of those voices capable of undermining any superficial approach.
    Let us dwell on the first aspect, i.e. why this book, in which the tree (in its most varied species and forms) appears in every single composition, cannot simply be defined as a themed book but a book in which, through a single element, the whole world is summoned. As Heidegger states, in this passage from On the Way to Language, “The tree is rooted in the earth. Thus it thrives, reaching flowering, which opens to the blessing of heaven. And the tree rises, participating in the thrill of flowering and the sobriety of the nourishment offered by the juices of the earth. […] The purity of its flowering hides the fruit that comes as a free gift: the Sacred that saves, that is kind to mortals. In the golden flowering of the tree, earth and sky, the divine and the mortals are present with their power. Their square unit is the world”. And so it is in these poems, as you can already guess from the few texts you have just read. Trees ask questions; they invite us to a relationship between human and plant and in this relationship we are obliged to question ourselves, our humanity, the world in which we participate together with trees and all other living species. They are poems populated by aerial and terrestrial presences, by cultures (“the American”, the “Bulgarian”, the “Gypsy”) as well as by crops; in short, from all that is alive and that participates in life and its unfolding in the world.
    The second aspect concerns the voice. This voice was calling me to itself. I felt the poem, as Heidegger still affirms, calling the things of the world to itself, I felt its “invitation to things to be truly such for men”, I felt the power of the call, and this force acted on me inviting me to correspond.
    “Where does this strength come from?”, I asked myself. By focusing on the language used by the author, one finds oneself in the presence of an essential saying, which points to the essence of things and behind which one senses, to remain in the arboreal metaphor, a long work of pruning and pruning. A language that is heavy and light at the same time, in this just like the trees, which enclose the heaviness of the trunk and the lightness of the foliage. If heaviness (in the sense of robustness) is the basis, the structure on which the versification rests, lightness is its voice, the step, which from one text to another, in a balancing act, ventures what great poetry can venture: aim for simplicity without fear of the banal.

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