Annamaria Ferramosca – “hai visto ieri quei fuochi d’artificio” da “Per segni accesi”

Pubblichiamo una poesia tratta dall’ultimo libro di Annamaria Ferramosca Per segni accesi (Giuliano Ladolfi Editore), accompagnata da un commento di Fabrizio Bregoli.


hai visto ieri quei fuochi d’artificio

                ipnotici

sembravano nascere da

tagli improvvisi in una dark zone 

un esplodere di segni

di colpo troncati da silenzio   nessuna eco

come ogni volta che muto ti avvicini

senza guardarmi   senza la luce dell’attesa

un chiudersi di stanze  un cadere nel buio

sentirmi parte di macerie

eppure è così che prende forma la terra

emerge –fuoco d’artificio–

da tutta la cieca materia dei detriti

muri crollati tendini recisi e 

dalle foreste perdute   tronchi ossa piume

tutto farà humus

per il grano che ancora germoglierà per il pane

incontro dei corpi ancora

mitosi  cicli lunari  nascite

la terra sa come sorprendere 

–fiduciosa tira fuori dal fango

un suo pezzo da mille– nuovo

dal mitico nome sapiens   

gene-prodigio  già          

                            fuori dalla barra   fuori dal menu

e non sappiamo quando e perché

qualcuno              

di nuovo premerà cancella

Commento di Fabrizio Bregoli

La poesia di Annamaria Ferramosca appare immediatamente, fin dalla sua disposizione sul foglio, così articolata e irregolare, dominata dalla scelta del verso libero: un dettato quindi imposto unicamente dalla voce dell’autrice, dalla sua necessità di spezzare e strutturare liberamente il pensiero, modulare il respiro, ricorrere alle pause senza gabbie predefinite, mettere in evidenza suoni e parole. Qua e là si distinguono metri più regolari, perfino endecasillabi o settenari, ma accadono solo perché necessitano in quel punto, non perché vengano ricercati per fini diversi o vezzi estetici. La scelta della Ferramosca consente la messa in risalto di singoli termini chiave in posizioni forti (come “ipnotici” al v.2 o “qualcuno” al penultimo verso), oltre all’uso esteso di “spazi bianchi” all’interno di numerosi versi in cui il prolungamento del bianco rompe la continuità del verso, separa i singoli lessemi (ad esempio in “mitosi     cicli lunari    nascite” dove il singolo verso viene tripartito, segmentato nelle sue componenti), creando ellissi e sospensioni concettuali.

Tutti questi espedienti tecnici da cui siamo partiti sono funzionali al discorso dell’autrice, al suo sema: la sostanziale impenetrabilità delle ragioni cosmiche che presiedono all’ordine delle nostre esistenze, pure guidate nel loro accadere da un ordine che non è puramente cieco ma regolato da principi che non sono afferrabili solo razionalmente. L’occasione, o la situazione, da cui tutta questa riflessione prende l’avvio è uno spettacolo di fuochi d’artificio, che diventa un’incrinatura in una “dark zone” che si popola con “un esplodere di segni”. Questa situazione, nella seconda strofa, viene accostata a una sfera immediatamente più privata, ci si rivolge a un “tu” imprecisato (come accade in molto ermetismo) con cui la dimensione del colloquio, e dell’incontro, risulta problematica, prende la forma di “un cadere nel buio”, un farsi “maceria”. Ed è da questo ultimo termine che si innesta, con un salto semantico e interiore (e “andare per salti” è proprio il titolo di un altro lavoro della Ferramosca), il tema della seconda strofa: la “cieca materia dei detriti” poi icasticamente resa dalla elencazione, elaborata e incisiva, di “muri crollati tendini recisi e / dalle foreste perdute   tronchi ossa piume”. Da questo insieme di detriti la terra, trasformandosi, prende forma di “humus”, “mitosi   cicli lunari   nascite” (altra parola-guida della Ferramosca: “Ciclica” è il titolo di un altro suo libro), con la stessa modalità in cui avviene dal buio il fuoco d’artificio: la terza strofa serve quindi a chiudere circolarmente l’analogia istituita. Con la quarta strofa si sommano gli addendi delle strofe precedenti per dare una risultante che ne è il rafforzamento e non solo il suo risultato aritmetico: l’orizzonte si amplia alla nostra condizione di uomini “sapiens”, “gene-prodigio” del processo evolutivo, per ribadire la transitorietà di ogni stato o scelta che ci compete, l’equilibrio instabile che ci rende sempre “fuori barra   fuori menu” – con significativa iterazione di “fuori”. L’esito finale è e rimane pur sempre una cancellazione, anche se questa può essere la pre-condizione a un nuovo sviluppo, anzi il suo seme costitutivo.

Poesia, questa della Ferramosca, in cui il ricorso al linguaggio tecnico-scientifico fatto con obiettiva cognizione di causa (“mitosi”, “gene”, “sapiens”, “tendini”, “humus”) si combina pregevolmente con una forte carica emotiva sottolineata da altre parole-chiave (“ipnotici”, “buio”, “chiudersi”, “cadere”, “macerie”, “nascite” e il finale “cancella”) creando una tensione interna, un bilanciamento di forze semantiche e foniche, che bene esprime il concetto dialettico sotteso e che ne costituisce il fascino personalissimo.


Annamaria Ferramosca è pugliese e vive a Roma, dove ha lavorato come biologa docente e ricercatrice, ricoprendo al contempo l’incarico di cultrice di Letteratura Italiana per alcuni anni presso l’Università RomaTre.
Ha all’attivo collaborazioni e contributi creativi e critici con varie riviste
nazionali e internazionali e in rete con noti siti italiani di poesia.
É stata ideatrice e per molti anni curatrice della rubrica Poesia Condivisa nel portale poesia2punto0.
É ambasciatrice di Sound Poetry Library (mappa mondiale delle voci poetiche) per Italia e Puglia.
Ha pubblicato in poesia: Andare per salti, Arcipelago Itaca (Premio Arcipelago Itaca, nella rosa del Premio Elio Pagliarani, finalista al Premio Guido Gozzano e al Premio Europa in Versi, Premio Una vita in poesia al Lorenzo Montano 2020); Other Signs, Other Circles – Selected Poems
1990-2008
, volume antologico di percorso edito da Chelsea Editions, N.Y per la collana Poeti Italiani Contemporanei Tradotti, a cura di Anamaría Crowe Serrano e Riccardo Duranti (Premio Città di Cattolica); Curve di livello, Marsilio (Premio Astrolabio, finalista ai Premi: Camaiore, LericiPea, Giovanni Pascoli, Lorenzo Montano); Trittici – Il segno e la parola, DotcomPress; Ciclica, La Vita Felice; Paso Doble, coautrice la poetessa irlandese Anamaria Crowe Serrano, Empiria; Canti della prossimità, in La poesia Anima Mundi, a cura di Gianmario Lucini, Puntoacapo; Porte/Doors, Edizioni del Leone (Premio Internazionale Forum-Den Haag);
Il versante vero, Fermenti (Premio Opera Prima Aldo Contini Bonacossi).

Sue poesie appaiono in numerose antologie e volumi collettanei e sono state tradotte, oltre che in inglese, in rumeno, greco, francese, tedesco, spagnolo, albanese, arabo.
Un’ampia rassegna bibliografica con recensioni critiche, testi e materiale video-audio è nel sito personale www.annamariaferramosca.it

4 commenti

  1. L’ha ripubblicato su La poesia di Fabrizio Bregolie ha commentato:
    Ringrazio di cuore la redazione di Residenze Poetiche per aver accolto questo mio commento e, naturalmente, Annamaria Ferramosca per l’interessante proposta di questa sua poesia. In bocca al lupo al suo nuovo libro al quale auguriamo di incontrare molti lettori attenti, come del resto merita. Condivido con piacere questo contributo.

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  2. Il canto di Annamaria Ferramosca, avviene per una necessità fonetica che trovo sempre nei suoi scritti. Questa caratteristica sincrona il Tempo con il proprio tempo, ed esplora gli spazi bianchi affinché ogni suono diventi parola, e non è casuale questo approccio, ma voluto. Come il dinamismo visivo, che pulsa dentro le parole, e non si ferma. I segni neri diventano note, variazioni di un tema sonoro portante, mentre le parole s’innalzano reclamando il proprio significato in una dimensione straniante. C’è il realismo, una dominante che si fa roccia su roccia, colpo su colpa, macereti umani, quel desiderio di tornare all’Origine per comprendere l’uomo contemporaneo, l’eclisse. Così, il canto di Annamaria, racconta di noi e dei nostri errori. Come l’Ombra bianca, che in un attimo solo si rivela per poi scomparire. Restiamo nudi, diventiamo possibilità di rinascita. Di redenzione. Gli spazi di Annamaria donano il privilegio di essere attraversati, ci conducono
    all’espressione e alla loro potenza iniziatica.
    Osservare la biologia del mondo nel suo humus più intimo e corale, significa sperare. Le parole, diventare un seme.
    E noi, noi siamo lì, saltellando da un luogo a un altro, perché Annamaria Ferramosca dona a chi legge questa libertà. E tutto si fa coerente. Perché è meraviglioso quando una poesia ti prende per mano e ti porta nei luoghi d’elezione… Canta Annamaria! Canta!

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  3. E’ il tuo canto, Nina carissima, che illumina il mio di uno splendore nuovo, che sembra piovere, largo, da te su ogni raggio che copre la nostra terra, anche interiore. E si comprende come sono i tuoi occhi ad attraversare limpidi il mondo, le parole, l’anima. Ti abbraccio, grata.
    Annamaria

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