Aldon Lynn Nielsen – Mother Dream / Madre Sogno. Con una nota di lettura di Fabio Prestifilippo.

Mother Dream

But on that night when she came back to me
It was my death not hers
Of the month before
I was dreaming and I

Could not call out to her from my no dimension
Itself the dream of childhood itself
Returned for no reason
With her loss come back

She could not save me or hear my no voice
In the darkness after as a child
I felt myself diminishing
Losing all substance and sound

Dwindling toward final invisibility
Could not cry out from sleep
To the room where she was not
Could not wake again to her

Madre Sogno

Ma quella notte in cui tornò da me
fu la mia morte, non la sua
del mese prima
Stavo sognando

e non potei chiamarla dalla mia non dimensione
essa stessa sogno dell’infanzia stessa
restituita senza motivo
insieme al rinnovato lutto per lei

lei non poté salvarmi o udire la mia non voce
nel buio dopo che da bambino
mi sentii contrarre
perdere ogni sostanza e suono

rimpicciolendo fino all’invisibilità finale
non potei gridare nel sonno
verso la stanza dove lei non c’era
non potei svegliarmi di nuovo a lei

(Traduzione di Andrea Sirotti. Intermediazione letteraria di Emilia Mirazchiyska)

Commento di Fabio Prestifilippo

Lo schema metrico proposto da Aldon Lynn Nielsen non riguarda né il sonetto italiano (4 + 4 + 3 + 3) né quello inglese (4 + 4 + 4 + 2). Tuttavia l’uso della quartina  (4 + 4 + 4 + 4) sembra a tal punto funzionale da apparire esso stesso un significante . È probabile che la misura metrica sia un tentativo di contenere quel vuoto doloroso generato dalla cognizione della perdita, che rende la voce una non voce e la spazio una non dimensione. Quando nessuno risponde al grido la consapevolezza dell’assenza diventa bruciante e senza ritorno; da quell’abisso inizia il vero calvario del lutto. Nella “non voce” di Aldon Lynn Nielsen c’è la bordata del vuoto e nello schema della quartina la consapevolezza che il linguaggio non può saggiare l’infinito della passione. In virtù del fatto che non è concepibile pensare al linguaggio in un non luogo e il dolore in una manifestazione muta, la quartina forse ci salva dalla dispersione di una frantumazione che ha il suo luogo d’elezione nella violenza.

La nostra epoca si ribella al reale, rifiuta la perdita ed esige che l’oggetto sia a disposizione ed è per questo che vuole far sparire la sua sparizione, annullando il dolore della perdita (1). E quando l’oggetto riappare in quella che Nielsen chiama la non dimensione, per occupare il suo posto, quello che spetta ai morti, chi rimane e guarda rischia la follia se questo dolore non trova un contenimento nel luogo del linguaggio. È un buco nel reale affermano i lacaniani come Mary Nicotra e come tale se non è affrontato nel lutto torna con la percussione di una morte sulla morte: ” Ma quella notte in cui tornò da me / fu la mia morte”.

(1) “Un buco (nel) reale” di Mary Nicotra sul blog https://marynicotra.blog/

A.L. Nielsen, nato nel Nebraska USA, cresciuto a Washington D.C., vive tra Pennsylvania, California e Wuhan, Cina. I suoi libri di poesia più recenti sono Tray e You Didn’t Hear This from Me. I suoi numerosi premi includono il Larry Neal Award per la poesia, il Josephine Miles Award e il Darwin Turner Award. I suoi prossimi volumi di critica e poesia includono The Inside Songs of Amiri Baraka e Selected Poems. È Professore di letteratura americana presso la Penn State University.

Un commento

  1. The metric scheme employed by Aldon Lynn Nielsen does not resemble either the Italian sonnet (4 + 4 + 3 + 3) or the English one (4 + 4 + 4 + 2). However, the use of the quatrain (4 + 4 + 4 + 4) seems so functional that it appears itself a signifier. It is likely that the metric measure is an attempt to contain that painful emptiness generated by the cognition of loss, which makes the voice a no voice and space a no dimension.. When no one responds to the cry, the awareness of absence becomes burning and inescapable; from that abyss begins the true ordeal of mourning. In the “non-voice” of Aldon Lynn Nielsen there is the opening of the void and in the scheme of the quatrain the awareness that language cannot test the infinity of passion. By virtue of the fact that it is not conceivable to think about language in a non-place and pain in a silent manifestation, the quatrain perhaps saves us from the dispersion caused by the violence of fragmentation.
    Our age rebels against reality, rejects loss and demands objects to be always available and that is why it wants to make its disappearance disappear, nullifying the pain of loss (1). And when the object reappears in what Nielsen calls the non-dimension, to occupy its place, that which belongs to the dead, whoever stays and watches risks madness if this pain does not find a containment in the place of language. Lacanians like Mary Nicotra affirm it is a hole in reality and as such, if it is not faced in mourning, it returns with the percussion of a death on death: ” But on that night when she came back to me / It was my death”.

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